{ domenica, 08 novembre 2009 }
xEscape • commenti

Oh, maledetta porta sbattente! che tu possa essere colpita dal più lacerante dei mali incurabili.
E' da stamani che s'agita senza requie, e dire che è anche chiusa. Dev'esserci una specie di bora là fuori, o un uragano, una tempesta. Chissà. Non so che tempo faccia dall'altra parte delle mura: oggi non sono uscita neanche per andarmi a comprare il mio Fatto Quotidiano, perchè il signor edicolante s'è preso un giorno di vacanza. E anche io, alla notizia che non avrebbe aperto e che quindi non mi sarei dovuta svegliare apposta per andarmi ad informare, avevo intenzione di prendermi un giorno e dedicarlo tutto al mio caldo letto. Gliel'avevo promesso da tempo. E infatti stamattina mi sono svegliata alle diecimenodieci. Cioè l'ora in cui mi sveglio quasi sempre. Io sono sicura che se avessi dovuto fare una qualsiasi cosa che richiedesse la levatura dal letto alle diecimenodieci, arrivata l'ora, mi sarei girata dall'altra parte, ancora con gli occhi chiusi, e avrei continuato a ronfare pesantemente fino al giorno dopo.
Cambiando discorso. Non aggiorno da un mese e passa. In tutto questo tempo sono successe un bel po' di cose. Andiamo per ordine.
Anzitutto, dopo solo due settimane di lezione, approfittando di una pausa di venti giorni che l'università ci aveva gentilmente concesso, ho fatto ritorno a casa. Il viaggio di andata è stato lungo, estenuante ed ho rischiato di essere selvaggiamente violentata da un bruto con più di una rotella fuori posto. Anzi, credo che le rotelle non fossero proprio previste nel pacchetto che Madre Natura, rammaricata, gli ha donato alla nascita: "Guarda, non me ne volere, ma questa è l'unica testa rimasta".
Or dunque. Ero sul treno - dove ho perduto il mio bellissimo anello! -, seduta su un sedile sudicio, pieno di germi, dall'aria di uno che non fa un bagno da quand'è stato messo al mondo; insomma, ero seduta su un tipico sedile di Trenitalia, davanti all'energumero privo di moralità. Lui, il Troglodito, aveva gli occhi chiusi e pareva immerso in un sonno profondo; io, invece, non riuscivo a chiudere occhio per ovvie ragioni, e mi muovevo di continuo cercando disperatamente di trovare una posizione che ricordasse vagamente i principi del comfort. Spostavo il mio corpo con zelo, cercando di non sfiorare nessuno, in particolar modo il Fetente, perchè avevo una paura matta di svegliarli e di costringerli a rendermi protagonista d'ogni loro imprecazione e maledizione. Dopo aver provato ogni tipo di posizione strategica, finalmente sono riuscita a trovare quella ideale: gambe accavallate, stese tra gli arti inferiori del Marrano. Passano, forse, dieci minuti, o un quarto d'ora, o venti minuti, non lo so, non ho cronometrato il tempo. Ad ogni modo, passa qualche minuto, e lui incrocia le gambe, bloccando in tal modo le mie. Dicevo: aveva gli occhi chiusi, pareva dormisse, alchè ho dedotto che non se ne fosse accorto. Dato che la posizione ideale era diventata un tantino imabarazzante, ho cercato di liberarmi dalla sua morsa senza fargli aprire gli occhietti. Ci sono riuscita. Ma dopo un po' lui è ritornato ad allargare le gambe, offrendomi di nuovo la possibilità di stendere le mie. Ed io ho colto al volo l'occasione. E ancora: neanche il tempo di chiudere gli occhi, che scatta la trappola. Questa volta però il Pervertito non dormiva. Macchè, aveva gli occhi fissi su di me, degli occhi che mi han messo paura, devo dire la verità. Erano talmente sgranati che a stento si riuciva ad intravedere le palpebre. Allora mi sono mossa bruscamente, tirandogli anche un calcio - involontario, pare - ad una gamba ed ho cercato di mettermi in una posizione tale da avere il suo corpo il più lontano possibile dal mio.
Dicevo, il Perverso deve avere qualche problema a livello mentale. Anche perchè ogni secondo mi svegliava per domandarmi l'ora e per chiedermi quanto ancora ci sarebbe voluto per arrivare a Foggia. Ma, badate bene, mica me lo chiedeva quando eravamo a, chessò, Ancona, Termoli. No: Bologna, Rimini, Riccione, cioè quando ancora manacavano otto-sette ore. Va bene non aver mai fatto un viaggio così lungo, ma la geografia quella è.
Il viaggio per il ritorno è stato ancora più dissacrante: due ore e mezzo di ritardo, sommate alle nove ore che il tragitto di per sè richiede. E avevo pure il ciclo! Sono arrivata con le ovaie girate. Non avete idea della rabbia. Se il 21, giorno del rimborso, non mi danno tutto fino all'ultimo centesimo do fuoco al signor Trenitalia.
Ma, veniamo alle buone nuove: dopo due mesi, sono riuscita a conoscere ben sei persone! Fatemi una stèscion uègon, forza! E anche una ola, già che ci siete. Non è stato particolarmente difficile, sapete? Mi ci è voluto una vita, ma alla fine ce l'ho fatta. Spero di continuare così.
Sto anche iniziando ad uscire ogni sabato con la mia cara, dolce e vecchia scimmiaccia. L'altra volta siamo andate a goderci Parnassus, un film senza cast, proprio. Ieri abbiam fatto un giro alla Feltrinelli e ho comprato ben tre libri: Qualcuno con cui correre di Grossman, Uno, nessuno e centomila di Pirandello e L'uomo a rovescio di Vergas, che io amo.
Giovedì andrò a Bologna ad incontrare la Nadiucola, sabato cinema e domenica c'è uno spettacolo teatrale a Reggio: Il Cyrano de Bergerac!
Inizia a piacermi la vita parmense, sì.
 

{ sabato, 03 ottobre 2009 }
xEscape • commenti

Per imboccar la strada
che dalle panche d’una cattedrale
porta alla sacrestia
quindi alla cattedra d’un tribunale.
Giudice finalmente,
arbitro in terra del bene e del male.

Un Giudice - F. De Andrè
Buonsalve.
Mi trovo in una casa di due metri quadrati per due. Per amor della precisione, in una stanza dello sgabuzzino, avente le pareti ornate da carta da parati con strane ed effemminate decorazioni rosa. Alla mia sinistra si può immaginare una credenza che sfoggia orgogliosa tre set di bicchieri opachi appartenenti alla proprietaria del buco; alla mia destra, un comò con dentro altrettanti bicchieri e tazze da caffè. Nota bene: è una camera da letto.
Sì, insomma, sono al nord nella casa studentesca di mia sorella, e vi scrivo da un computer risalente al quindici diciotto, che però scarica che è una meraviglia, grazie alla fibra ottica.
Ho iniziato l'università il ventuno, ma è come se l'avessi cominciata da sei giorni perchè, in pratica, la mia settimana termina il mercoledì. Quando hanno fatto l'orario devono aver pensato a me. Sembra che me l'abbiano cucito addosso:
lunedì: ore 11.45-12.15 diritto romano; ore 15.30-17.00 economia politica; ore 17.00-18.30 diritto privato;
martedì: ore 8.15-9.15 diritto privato; ore 13.45-15.15 economia politica;
mercoledì: ore 11.45-12.15 diritto privato; ore 15.30-17.00 economia politica.
Le ore sono un po' sballate perchè sorbirsi diritto privato a prima mattina o ecnomia politica alle due meno un quarto, è un po' stancante, però per tre giorni si può fare, eccome se non si può fare.
Nel complesso, l'università non è male. Anche se mi aspettavo di più dalle lezioni. Ci sono un sacco di occasioni per fare dei collegamenti pazzeschi con l'attualità, ma i professori che ho sembrano schivarle. E' come se non volessero pronunciarsi su quel che è accaduto o che sta accadendo. Anche per fare degli esempi, dico. L'altro giorno, mentre il professore di privato si esibiva in una spiegazione sulla norma giuridica, ha accennato alle interferenze della moralità religiosa in campo legislativo, e sembrava quasi stesse per rinfrescarci la memoria su quel bel non-testamento biologico che è in lista d'attesa per la votazione al Senato, ma ha solo fatto una timida allusione, e poi è ritornato sui suoi passi. In quel momento ho sentito molto la mancanza del mio vecchio sessantottino (professore di diritto delle superiori). Lui ne avrebbe dette di tutti i colori, altro che allusioni.
Comunque, dopo sei giorni di lezione non ho ancora stretto con un'anima. Non riesco a trovare un argomento per rompere il ghiaccio. E nemmeno gli altri. Anche se solo con me e non ho ben compreso per quale motivo. Forse temono la lungimiranza della mia mente. Sì, probabile. In ogni caso, cercherò di puntarmi una pistola alla tempia e costringermi, quindi, a fare nuove bellissime conoscenze. Sì. Nota bene due: oggi lo scrivo, lunedì sarà già passato abbastanza tempo da farmi dimenticare la pistola a casa.
Bon, basta così. Vi abbandono per un po'. E pregate Dio, Buddha, Allah, Geova, il Dr. House, Mario Rossi, l'Omino Bianco e chi vi pare, per me. Grazie.

{ giovedì, 17 settembre 2009 }
xEscape • commenti (3)

Ritorno a scribacchiare, ad aggiornare i miei lettori invisibili, a fare un resoconto di quest'ultimo periodo.
L'esate è iniziata alla grande con gli esami, la scimmia che è venuta a stare da me per nove giorni e il concerto mozzafiato della PFM; ora è agli sgoccioli, e devo dire che non poteva finire peggio. Non ho voglia di fare la sintesi degli ultimi episodi, vi basti pensare che con tutta l'amarezza che ci ho dentro, per pescare un po' di sano benessere sono costretta a tuffarmi nel pozzo dell'attesa e della speranza. Attesa e speranza di rivedere quel bel dottore che m'ha fasciato la gamba, e attesa e sempre speranza di dire addio a questa magra esistenza adolescenziale. Ergo, potete ben immaginare in che clima di allegria e spensieratezza stia vivendo i miei ultimi giorni feriali, se sono obbligata a consolarmi con queste idiozie.
Ad ogni modo, venerdì, cioè domani, parto per l'università. In realtà sarei dovuta partire domenica ma giorni or sono ho preso una distorsione che m'ha tenuta per cinque dì inchiodata alla poltrona con ghiaccio e pomata. Ora ho piede e gamba fasciati, venerdì stesso dovrò recarmi nuovamente in ospedale per farmi togliere l'imballaggio. Ci sarà la foresta pluviale lì sotto, me lo sento.
Comunque, parto venerdì e le lezioni iniziano lunedì. E credo che la mia sia l'unica facoltà ad cominciare così presto. E va beh, non fa niente. Meglio così, mi tengo la mente occupata col diritto, almeno. Non vedo l'ora di sentire una lezione, di mettermi su quei libroni e dare il via alla così tanto bramata vita autonoma.
L'unica cosa che mi dispiace è dover lasciare il mio piccolo mostriciattolo dai denti aguzzi. Quella palla di pelo arruffata mascherata da gatto mi mancherà più di qualsiasi altra cosa.
Stamani sono uscita con una mia amica e, mentre cianciavamo del più e del meno, lo sguardo ci è cascato su dei ragazzini con lo zaino sulle spalle. Ci siamo guardate e siamo scoppiate a ridere: ah-ah! voi a scuola e noi no! E' un sollievo incredibile. Anche se, onestamente, sia io che lei ancora non ci crediamo. Noi all'università. Con sta faccia?
A proposito di scuola, finalmente ho saputo come si fa a vendere i libri, dove si deve andare e come funziona il tutto. Domani porterò lo scatolo che ho preparato alla fine degli esami al negozio e mi arricchirò come Buddha comanda. E a proposito di dindini, mia madre mi ha consegnato il Bancomat. Ebbene sì: ho un bancomat. Sapete che significa avere un bancomat tutto per sè? eh? Significa autonomia completa. Finalmente. Non vedo l'ora di staccare il cordone ombellicale.
Va beh. Basta così per oggi. Non so quando scriverò di nuovo, nella casa dove andrò a stare c'è un computer ma è vecchissimo e non va tanto bene, oltretutto non so neanche se avrò il tempo di accenderlo, se non per motivi di studio. In fondo, spero di non trovarne. Cercherò di fare dell'altro. Tanto qua non legge più nessuno, quindi.
Addio!


{ venerdì, 28 agosto 2009 }
xEscape • commenti (1)

Voglio essere ascoltata, voglio essere ascoltata, voglio essere ascoltata, voglio essere ascoltata, voglio essere ascoltata, voglio essere ascoltata, voglio essere ascoltata, voglio essere ascoltata, voglio essere ascoltata.
Voglio parlare per ore ad un orecchio attento, che mi segua e non m'interrompa mai, per nessun motivo al mondo. Voglio parlare per ore ed ore ad un orecchio attento, che mi segua e mi presti attenzione, qualsiasi minchiata stia dicendo, qualsiasi errore grammaticale stia commettendo, in qualsiasi errore di dizione stia inciampando. Voglio essere ascoltata e basta. Chiudete quel forno, sprangate quella cloaca di stronzate, tappatela, serratela, non fate uscire più nulla, chiudete tutto a chiave ed aprite le orecchie, rispolverate un po' i timpani e prestatemi attenzione. Per quanto? per quanto voglio io. Lo decido io per quanto tempo dovrete sorbirvi i miei deliri, i miei teorici scioglilingua, le mie barzellette, i miei documentari, i miei DecLathon e le mie altre scivolate linguistiche, i miei sproloqui sulla politica, le mie opinioni su un qualsiasi argomento, a mia scelta, e tutto ciò di cui voglio parlare.
E tu mi dovrai ascoltare, dovessi legarti ad una sedia ed imbavagliarti. Anzi, il mondo intero dovrà ascoltare ogni mia singola parola. Dovrete assaporarne le lettere, una ad una, e ficcarvele in quella testaccia egoista e vanagloriosa. Anche le mie virgole, i miei punti, di qualsiasi tipo, avranno un suono, e sarà un suono penetrante, che vi rimbomberà in ogni strato del vostro inutile corpo, e vi tormenterà: giorno, notte, e ancora giorno, e ancora notte.
Mi sono stancata. Mi sono stancata di parlare e non essere ascoltata, mi sono stancata di sentirvi cianciare, mi sono stancata di voi, della vostra vita, della vostra cultura farlocca, del vostro incessante, continuo, tartassante, insopportabile blablabla.
Quante, quante cose avrei voluto dire, quante cose ho riservato alla mia povera ed esausta mente, che ormai ha talmente tanti pensieri destinati alle corde vocali, rimasti ancora sui blocchi di partenza, che ormai non sa più dove metterli. Fortuna che c'è questo blog, questo spazio illimitato, dove posso scrivere i miei vaneggi, anche se poi devo leggermi, di tanto in tanto, commenti che non hanno nulla a che vedere con quello che scrivo. Ma, in fondo, chissenefrega. Le parole devono uscire, sgorgare sincere da questo cranio troppo piccolo per contenerle tutte...
E tu, tu, stronzo, non solo non mi ascolti, ma non mi leggi nemmanco. Tu, lei, loro. Che vi costa, sant'iddio? Sapete solo parlare? Beh, non è che ci voglia arte, so farlo pure io, che ci vuole? Son tutti bravi a blaterare, ma ad ascoltare? mmh? siete capaci? No. Eppure non ci vuole nulla, solo un pizzico di... chessò, altruismo. Sì,chiamiamolo altruismo, o gentilezza, o benevolenza, noia, Giampiero, chiamatelo come vi pare. Ma dedicatemi cinque o sei ore della vostra giornata. Non vi preoccupate, se la matematica non è veramente un opinione come si dice, ve ne rimarranno abbastanza da dedicare ai vostri cari: voi, voi stessi e il vostro ego. Dedicatemi quel tempo che mi serve per sopperire a tutti i silenzi d'una vita. Me lo dovete. Per forza me lo dovete.


{ domenica, 23 agosto 2009 }
xEscape • commenti (1)

Davanti all'estrema nemica
non serve coraggio o fatica
non serve colpirla nel cuore
perché la morte mai non muore.

La morte - F. De Andrè

Ritorno a scrivere dopo un mese meno un giorno d'assenza. Perchè abbia aspettato così tanto per mettere due parole in fila non lo so. Non è stata, forse, la noia ad allontanarmi da questo buco disabitato, nè credo sia colpa della canicola opprimente. Magari è stata una fobia. Cielo. Mi sta venendo voglia di chiudere, di chiudere questo blocco note, oppure di parlar d'altro. Non posso mettere per iscritto ciò che è accaduto, finirei col rendermi conto che è successo per davvero. Perchè ancora non mi sono abituata alla sua assenza. Se non si vive sotto lo stesso tetto quando la signora con la falce colpisce, il tanfo della morte si sente di meno.
Non mi sembra vero che sia successo a lei, proprio a lei. So che può apparire stupido, ma io ho sempre pensato fosse immortale, o comunque destinata a campare fino a cento, centodieci anni, almeno. Perchè è sempre stata una donna forte. Ammaccata ma con dentro tutta una voglia di vivere. Io, non è che la conoscessi benissimo. Però l'ho osservata sempre: l'ho vista farsi la consueta camminata da casa sua fino al cimitero (che non è a due passi) con il gelo, con la neve, con la pioggia, col sole, coi dolori; l'ho vista rialzarsi come se nulla fosse dopo una grave emorragia che, ancora poco, e l'avrebbe consegnata alla signora di cui sopra prima del previsto; l'ho vista sopravvivere, seppur con la disperazione che pulsava nelle membra del suo corpo, alla perdita di un figlio; l'ho vista alzarsi ogni mattina alle cinque e andare a lavorare nei campi, pure quando non si sentiva nemmanco il cuore.
L'altra sera pensavo all'espressione del suo spirito, della sua anima, del suo fantasma, di quello che volete, una volta uscito dal suo corpo inerte e dissestato dal tumore. Mi è venuta in mente una canzone di Vladimir Vysotskij, Il volo di Volodja, in cui l'autore sciorina un elenco di Ultimi, persone a cui non è mai uscito il loro numero sulla ruota della fortuna o della gioia, che arrivano in paradiso. In questo elenco lui inserisce gli inutili, le prostitute, i timidi, i musici ed altra gente, tra cui la categoria della quale fa parte la persona che ha appena oltrepassato la soglia, i fossili: E quando arriveranno i fossili / che non è per dire han lavorato tutta una vita / si guarderanno intorno attoniti / perchè "Vacca miseria è già finita".
Me la vedo, lì, in mezzo a tutta quella gente, guardarsi attorno e sbalordirsi perchè "Mappala! è spicciata?!", così come diceva lei.
Credo... Credo che mi mancherai. Malgrado non ti sia mai stata molto vicina, ho la netta sensazione che, sì, mi mancherai sul serio. E' triste venire a casa tua e non trovarti più lì, a smanettare in cucina, a inveire contro il nonno perchè è appena passato dove tu avevi lavato, a sbiellarti per una battuta di qualche tuo nipote, a trovarti lì, semplicemente.
Credevo che non saresti morta mai, che neanche la morte t'avrebbe sconfitto, e invece, di punto in bianco, sei cascata in coma e ci hai lasciato solo un corpo da seppellire e un funerale da pagare. Quel cattolico del prete s'è arrampicato sugli specchi per tutta la messa pur di giustificare la tua morte, pur di non lasciarsi scappare nessuna pecorella. Dovevi vederlo com'era in difficoltà. Pensava che ognuno di noi si stesse chiedendo perchè Dio non t'avesse lasciata in vita. Io invece mi chiedo perchè hai mollato la presa. Perchè ti sei consegnata all'oscurità, perchè hai lasciato che la notte serrasse per l'eternità le tue palpebre? Perchè, tu, proprio tu, che mai hai ceduto, sei spirata a soli settantasei anni?
Lo so, sto scrivendo un mucchio di stronzate. Ma è l'unico posto in cui posso sfogarmi. Vi avrei volentieri risparmiato questa mia esternazione di dolore, ma purtroppo non ho avuto modo di far fluire ciò che avevo dentro, dato che nè prima nè dopo il funerale, nessuno s'è fatto vivo. Chi vuole capire, capisca.


...Sfoglia...